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L’ISOLA CHE C’E’. Teatro, ricerca, integrazione: il laboratorio del Laurentino 38

 

 

 

 

 

 

L’isola che c’e’

Appunti di viaggio

Roma quartiere Laurentino 38 anno 2005

Il quartiere Laurentino 38, è come un’isola, se lo si guarda su una cartina è fatto ad anello, al suo centro c’è un parco verde e una sorgente e lungo il suo diametro ci  sono 11 ponti sopra i quali ci sono strutture e negozi e ai lati di questi, grandi palazzi, giardini attrezzati, scuole. E’ stato pensato negli anni 70 come un’isola felice e organizzata per dare spazio a tanta gente bisognosa. Di fatto è finito per diventare come un ghetto. Convivono fra loro, perciò, molte persone per bene, scarti della società, delinquenti pericolosi. Passeggiando per il quartiere puoi incontrare negozi carini, bar confortevoli, un mercato all’aperto, dei centri anziani, delle scuole, addirittura una libreria, ma anche gente che si accoltella o spara. Gli abitanti sono spaventati, soprattutto di frequentare i ponti 9-10-11 considerati più pericolosi e in procinto di essere abbattuti, e tendono a farsi i fatti loro chiusi dentro casa. Le strutture cadono a pezzi e in molte case ci piove dentro, ma l’affitto si paga lo stesso. Fra ex IACP( oggi ATER), il comune, la provincia, la regione, i privati e domineddio, non si capisce bene a chi appartenga questa terra e si ha la sensazione che tutti se la rimbalzino fra le mani come una patata incandescente.

Lungo i muri delle strade, intitolate a poeti sopraffini, si leggono scritte significative che probabilmente riflettono gli umori e i pensieri della gente. Spesso sono scritte aggressive o provocatorie, ma all’improvviso, sotto un cavalcavia o nelle curve di una scala puoi vedere murales molto belli che dimostrano che la fantasia e la creatività, nascoste da qualche parte, sono ancora vive.

Al 7° ponte c’è il C.S.M. Centro di Salute Mentale Distretto 12 della A.S.L. Roma C, in altre parole, casa.

Il 19° Dipartimento del Comune di Roma ha avviato da un po’ di tempo un progetto di riqualifica del quartiere Laurentino 38 e ha chiesto la nostra collaborazione. Dopo aver visto I Viaggi Di Gulliver a teatro, ha offerto a noi di curare la parte artistica, chiedendoci di fare uno spettacolo, o una serie di eventi, che potessero coinvolgere gli abitanti del quartiere e portare gente nuova dal centro della città. In altre parole “integrazione”e cultura.

Un’altra isola

Tutto cambia a seconda dello stato d’animo con il quale si vive e si attraversa la relazione con gli altri. Il tema dello spettacolo “I viaggi di Gulliver” era l’uscita e l’allontanamento da casa, la ricerca e la scoperta di altre dimensioni, di altri modi di vivere e di pensare, con la progressiva presa di coscienza della relatività dei punti di vista (diversità fisiche, giganti e lillipuziani, diversità morali e culturali, etc). Ritornando da questo viaggio, non solo simbolico ma anche reale (legato a tutte le novità di un’esperienza teatrale anche terapeutica), la compagnia era pronta a cogliere l’invito, a “viaggiare dentro casa”, cioè osservare con uno sguardo più maturo e attento ciò che abbiamo vicino a noi, sia luoghi che incontri, e che spesso ignoriamo o diamo per scontato.

Questo viaggio dentro casa, mediato dallo strumento teatrale, avrebbe potuto offrirci lo spunto per viaggiare dentro il quartiere, insieme al pubblico, al nostro nuovo Gulliver e ai suoi “marinai”, esplorare questa terra etichettata come “difficile” ma in realtà così poco conosciuta, cercare, uno scambio reale con gli abitanti, con le attività, le potenzialità, le risorse vive e vitali che lo animano. Potrebbe essere una scommessa molto interessante, ci siamo detti, destabilizzare, smontare o sospendere i falsi automatismi del pregiudizio, del luogo comune e della prevedibilità con cui incaselliamo persone, relazioni, e situazioni che ci circondano.

Con la compagnia e Andrea Balzola abbiamo incominciato a progettare un documentario video da girare nel quartiere con lo scopo di intervistare le persone e, attraverso esse, conoscere la sua storia e le vite dei suoi personaggi più curiosi e poter così costruire il canovaccio del nostro spettacolo. Attraverso questo lavoro siamo entrati nel vivo del quartiere Laurentino scoprendo luoghi fatiscenti, sporchi e malfamati ma anche giardini attrezzati, negozi ben forniti, appartamenti curati. Abbiamo conosciuto gli abitanti abusivi che si costruiscono la casa con quello che trovano nei cassonetti, che per avere la luce si allacciano, dove possono, senza contatore alla corrente elettrica, e abbiamo conosciuto anche realtà molto ben organizzate e radicate nel territorio come: le scuole, i centri per gli anziani, i centri sociali per i giovani,le associazioni culturali. 

Con i nostri attori e, in alcuni casi durante le interviste con gli abitanti stessi, abbiamo incominciato a leggere le poesie e gli scritti dei vari poeti del 900 a cui sono dedicate tutte le strade del Laurentino: da Silone a Melville, da Levi a Garcia Lorca ,alla Morante a Rebora a Baudelaire ecc.e abbiamo riflettuto su come conoscessimo poco quei signori che nominiamo percorrendoli ogni giorno. I nostri attori, dopo tanti laboratori soprattutto incentrati sul corpo e sulla coscienza di esso, attraverso le poesie e le storie nate dagli incontri,guidati da Sofia Diaz, si sono cimentati nella parola detta, superando molte paure e reticenze e, nello studio sulla fusione corpo- parola, non più solo astratto ma ispirato a personaggi reali, hanno fatto un grande salto di qualità indispensabile per la crescita di una compagnia teatrale degna di questo nome.

Attraverso il documentario è avvenuto un autentico processo di conoscenza e integrazione dove quello che conta fra i vari soggetti attivi è ciò che si idea che si produce o si prova a produrre e non quello  che, le convenzioni sociali e i pregiudizi,  ci insegnano a tenere a distanza e temere.  

Adesso eravamo pronti per imbastire l’ossatura dello spettacolo, per riordinare le idee e assemblare i contenuti. Ma ci siamo chiesti: “come creare una vicinanza artistica con il popolo di questa nuova isola? Come presentarci ai nuovi “Lillipuziani” forse poco avvezzi al teatro e dare spazio e visibilità alle loro attività e potenzialità?” Forse mimetizzandoci, ci siamo detti, eliminando le abitudini tradizionali che fanno riconoscere un evento artistico come elitario (il botteghino, la prenotazione dei biglietti, i velluti rossi, ecc) che può creare diffidenza o soggezione, e partire, invece, da quello che si vede tutti i giorni e dal quale non ci si sente distanti e non ci fa paura.

Abbiamo pensato che l’ambientazione dello spettacolo potesse rispecchiare il senso di “ristrutturazione” che si vive nel quartiere, allestendo lo spazio dell’azione scenica come fosse un cantiere e quello attiguo ad esso come in preparazione  per una occasionale festa di piazza.

Si è deciso di allestire una serie di stand o bancarelle dove la gente potesse realmente comprare qualcosa e dove gli abitanti, d’accordo con noi, avessero voglia di mettere in mostra quello che producono (la tappezzeria del Centro Diurno, i mobili del rigattiere, le opere della signora del decoupage, l’artista figurativo, la band musicale, ecc.) un luogo dove poter accedere invogliati da una novità. Se in questo contesto,ci siamo detti, quotidiano e familiare, all’improvviso succedesse qualcosa, avvenisse l’inizio di una azione scenica, forse la gente  incuriosita ma non costretta potrebbe aver voglia di seguire lo sviluppo dei fatti e essere guidata più naturalmente in una storia.

E’ così che, nel giugno del 2006 il nostro attore Gulliver, come di nuovo in situazione di naufragio, irrompe dal fondo del grande Piazzale Elsa Morante sull’immaginaria isola Laurentino, in uno spazio apparentemente disabitato,desolato e forse inospitale e da il là allo spettacolo. Incontra i primi esseri, gli altri attori della compagnia, apparentemente mimetizzati che prendendo vita e movimento e  incominciano a conoscerlo. Attraverso il gioco drammaturgico, fra poesia e fantasia, gli offrono soccorso, lo  accudiscono, lo accolgono.

Il pubblico, anch’esso approdato quasi per caso, si identifica con questo nuovo arrivato, si rispecchia in lui. Riconosce di essere stato anche lui naufrago in qualche esperienza della sua vita e forse si accorge di esserlo stato anche, a volte, in spazi e fra persone molto vicine e, come Gulliver, scopre il calore dell’altro da sé.

Il viaggio continua

Prospettive

Un cammino così significativo come quello intrapreso da questa particolare compagnia non può fermarsi, chi ha conosciuto l’esperienza arricchente del viaggio ha sempre le valigie pronte e lo spirito aperto al cambiamento. Come suggerisce Baudelaire nel nostro spettacolo: “ …ma il vero viaggiatore è soltanto chi parte per partire…” Il nostro gruppo di lavoro è ancora una volta in viaggio. In questo inizio di 2008 siamo di nuovo in prova, lavorando con la prospettiva di bussare di porta in porta, di quartiere in quartiere, di periferia in periferia nella città di Roma e non solo, per raccontare la nostra storia e far conoscere attraverso lo spettacolo “L’Isola che c’è” una realtà concreta, articolata e vitale nella quale qualsiasi quartiere, periferia, città può, se guarda bene, rispecchiarsi. Certi che da questi futuri approdi nasceranno contatti, riflessioni e spunti che ci inviteranno ad andare avanti.

Ma il nostro entusiasmo, l’amore con il quale lavoriamo, la professionalità che cerchiamo sempre di garantire non sarebbero bastati  se non ci fosse stato un pensiero condiviso con chi gestisce le redini delle istituzioni e ha, perciò, potere decisionale  ed economico. Un progetto ha bisogno di sostegno e di continuità e noi abbiamo avuto la fortuna di collaborare con enti pubblici che hanno dato appoggio e aiuto concreto al nostro lavoro. La Dott.ssa Di Giovine del XIX Dipartimento del Comune Di Roma e il suo staff di collaboratori  hanno avuto un ruolo fondamentale nel processo di sviluppo del gruppo in questi ultimi anni, così come è stato determinante avere la solidarietà del Centro Di Salute Mentale di Via Orio Vergani al Laurentino. Consapevole di difendere un progetto importante comune, quest’ultimo ha sempre mostrato disponibilità e generosa pazienza,sopportando spesso  l’invasiva presenza del teatro (sempre in  allarme con le sue urgenze organizzative dell’ultimo momento) comprendendo le esigenze e i disagi, non solo dei suoi pazienti, e offrendo soluzioni.

www.ateatro.it

rivista teatrale on line diretta da Oliviero Ponte di PinoDiverse abilità in scena a RomaL'isola che c'è de "I Gulliver"di Andrea Balzola

Il gruppo teatrale “i Gulliver” nasce nell’ambito dei progetti terapeutico-riabilitativi a favore di persone con disagio mentale, dalla collaborazione tra il Centro di Salute Mentale Distretto 12 della ASL Roma C e l’Associazione Culturale “Diverse Abilità” in cui operano professionisti da molti anni impegnati nel settore del teatro integrato. Si tratta, infatti, di un gruppo integrato con attori professionisti che ha già prodotto uno spettacolo dal titolo “I viaggi di Gulliver” (Teatro Cometa Off di Roma nel giugno 2004 e nel maggio 2005) grazie al lavoro svolto nei Laboratori Teatrali Permanenti attivi presso il CSM dal 2000. Il nostro nuovo lavoro “L’isola che c’è”, con la regia di Alessandra Panelli, scritto da Andrea Balzola, è nato grazie ad una sinergia con il progetto Officina Laurentino e con il Dipartimento XIX del Comune di Roma, all’interno di un progetto di Animazione Territoriale. L’idea che guida il nostro lavoro, infatti, è quella di un teatro inteso come elemento abitanti, con le attività, le potenzialità, le risorse vive e vitali che lo animano. Teresa Mastroianni - psicologa Alessandra Panelli - regista VIDEOVIAGGIO DENTRO CASA Il progetto artistico L’Isola che c’è. Viaggio dentro casa, che Alessandra Panelli e io abbiamo ideato, si articola in due parti strettamente collegate fra loro: lo spettacolo teatrale e il video. Le riprese video sono state realizzate con lo scopo di esplorare il quartiere Laurentino 38, svelandone luoghi, situazioni e personaggi e raccogliendo spunti per creare la drammaturgia dello spettacolo.

Vivendolo dall’interno attraverso le testimonianze delle persone che ci abitano e dei professionisti che ci lavorano, alla ricerca delle risorse umane che vogliono e progettano il riscatto di un quartiere periferico con grandi problemi ma anche con molte potenzialità. Con un’idea di base: il Laurentino è come un’isola con una strada perimetrale centrale attraversata da ponti, si trattava di percorrere questa “isola” ponte dopo ponte, intrecciando il documento reale con l’interpretazione poetica, la dimensione sociale con quella simbolica. Quindi abbiamo usato un attore come esploratore-guida nel quartiere e gli attori della compagnia integrata Diverse Abilità che hanno interpretato testi originali e citazioni tratte dagli scrittori a cui sono dedicate le vie del quartiere. Ci hanno accompagnato le note ruspanti di un gruppo di musicanti nomadi, la fantasia trasfigurante dei bambini e dei poeti. Il video, che non ha quindi un carattere esclusivamente documentaristico, costituisce un’opera autonoma rispetto allo spettacolo, ma nello stesso tempo dialoga e si completa con esso. Dal video sono infatti ricavate alcune sequenze che sono proiettate nello spettacolo e che interagiscono con l’azione scenica, in un’idea di teatro come luogo concreto di integrazione, delle persone e dei linguaggi. Andrea Balzola – drammaturgo e regista del videopotenzialmente trasformatore del Sé e della realtà, un luogo dove si sperimentano comportamenti, si accoglie la trasgressione e la diversità, uno strumento conoscitivo del mondo interno ed esterno, in cui l’”oggetto” della conoscenza e della trasformazione non è necessariamente “il paziente psichiatrico” ma tutti coloro che entrano interattivamente nell’esperienza (operatori, sanitari, tecnici, spettatori). Il filo conduttore della nostra ricerca artistica e terapeutica è rappresentato dal tema del viaggio: occasione di uscita dalle proprie abitudini, di esplorazione e di conoscenza di mondi e persone diverse, di confronto con le proprie paure, i limiti e le risorse, un’esperienza psicologica ed esistenziale fondamentale per la formazione individuale e collettiva. Se il tema di Gulliver era l’uscita e l’allontanamento da casa, la scoperta di altre dimensioni e della loro relatività , questo “viaggio dentro casa” ci offre lo spunto per viaggiare dentro il quartiere, insieme al pubblico, al nostro nuovo Gulliver ed ai suoi “marinai”, esplorando questa realtà etichettata come difficile (sarebbe più giusto definirla complessa) ma così poco conosciuta, cercando uno scambio reale con gli abitanti, con le attività, le potenzialità, le risorse vive e vitali che lo animano.

Teresa Mastroianni - psicologa
Alessandra Panelli - regista

 

 

VIDEOVIAGGIO DENTRO CASA

Il progetto artistico L’Isola che c’è. Viaggio dentro casa, che Alessandra Panelli e io abbiamo ideato, si articola in due parti strettamente collegate fra loro: lo spettacolo teatrale e il video. Le riprese video sono state realizzate con lo scopo di esplorare il quartiere Laurentino 38, svelandone luoghi, situazioni e personaggi e raccogliendo spunti per creare la drammaturgia dello spettacolo. Vivendolo dall’interno attraverso le testimonianze delle persone che ci abitano e dei professionisti che ci lavorano, alla ricerca delle risorse umane che vogliono e progettano il riscatto di un quartiere periferico con grandi problemi ma anche con molte potenzialità.
Con un’idea di base: il Laurentino è come un’isola con una strada perimetrale centrale attraversata da ponti, si trattava di percorrere questa “isola” ponte dopo ponte, intrecciando il documento reale con l’interpretazione poetica, la dimensione sociale con quella simbolica. Quindi abbiamo usato un attore come esploratore-guida nel quartiere e gli attori della compagnia integrata Diverse Abilità che hanno interpretato testi originali e citazioni tratte dagli scrittori a cui sono dedicate le vie del quartiere. Ci hanno accompagnato le note ruspanti di un gruppo di musicanti nomadi, la fantasia trasfigurante dei bambini e dei poeti.
Il video, che non ha quindi un carattere esclusivamente documentaristico, costituisce un’opera autonoma rispetto allo spettacolo, ma nello stesso tempo dialoga e si completa con esso.
Dal video sono infatti ricavate alcune sequenze che sono proiettate nello spettacolo e che interagiscono con l’azione scenica, in un’idea di teatro come luogo concreto di integrazione, delle persone e dei linguaggi.

Andrea Balzola – drammaturgo e regista del video

Slideshow


 

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